
Comprare farmaci online: né legale, né sicuro
A colloquio con Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)
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Comprare farmaci online: né legale, né sicuro
A colloquio con Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
La rete è un buon canale di distribuzione dei farmaci illegali. Si ha un'idea di quanto è esteso il mercato online dei farmaci contraffatti?
In primo luogo è necessario precisare che non esistono dati numerici esatti ma più che altro risultati di studi di diversa entità e condotti in maniera più o meno circostanziata. Una ricerca realizzata dall’AIFA, nell'ambito della Direzione Europea della Qualità dei Medicinali (EDQM) del Consiglio d’Europa (CoE), ha evidenziato che l'offerta di farmaci online può essere divisa in tre categorie: da una parte le farmacie legali, autorizzate a livello europeo o internazionale ed ispezionate da enti certificatori o autorità regolatorie; dall'altra le farmacie illegali che distribuiscono invece farmaci non autorizzati e i cui server si trovano solitamente in una nazione differente rispetto alla sede fisica.
E la terza categoria?
È quella piuttosto consistente delle false farmacie, ovvero delle organizzazioni dedite alla mera truffa informatica attraverso attività di phishing e furti di identità digitale. In realtà non vendono medicinali: si mascherano dietro lo “schermo” di una farmacia online, pubblicizzano offerte di un qualsiasi farmaco esistente, con l’unico scopo di attirare, per lo più attraverso spam, le vittime a cui sottraggono l'identità informatica, i dati della carta di credito e altre informazioni utili.
Purtroppo nella gran parte delle statistiche relative alla vendita online di farmaci non si fa distinzione tra queste tre diverse realtà (ovvero farmacie legali, illegali e false) e tale “confusione” non permette di ottenere dati reali.
L'unico modo per condurre delle analisi appropriate su questo fenomeno è quello di seguire la strada intrapresa dall'AIFA e da altre agenzie regolatorie: individuare delle farmacie sospette e, in collaborazione con le forze dell'ordine, acquistare dei farmaci per poterli poi analizzare ed ottenere dati concreti e attendibili.
In questi giorni i media hanno dato eco ai dati di una ricerca condotta dalla Pfizer sul commercio online di farmaci. Sembra che quasi due italiani su cinque si affidino ai canali illegali di distribuzione del farmaco.
Questo è il messaggio che è stato diffuso, ma è opportuno fare chiarezza su questo notizia che trasmette un dato distorto. La ricerca condotta dalla Pfizer ha in realtà soltanto rilevato che il 38 per cento di italiani (ma la percentuale si riferisce a un campione limitato a 1000 persone) ha riferito di aver comprato, senza ricetta, dei farmaci con obbligo di prescrizione. È importante sottolineare che questo dato non ha nulla a che fare con il fenomeno della contraffazione o degli acquisti on line, pur rappresentando comunque un indizio sulla tendenza alla “automedicazione estesa” che, a sua volta, potrebbe favorire lo sviluppo del mercato farmaceutico illegale online. Non è tuttavia un'indicazione diretta del mercato illegale in rete: non c'è un'equazione tra acquisto senza prescrizione del medico (on line o sul territorio) e contraffazione del prodotto acquistato. La conclusione che dovremmo trarre da questo dato è tuttavia importante: è necessario educare il pubblico a un uso appropriato del farmaco.
Come contrastare operativamente la rete della contraffazione?
Le organizzazioni responsabili della diffusione di farmaci pericolosi, come inizialmente ricordato, non sono localizzabili in un’area geografica circoscritta e solo attraverso un'investigazione internazionale è possibili smascherale. Lo strumento utile per contrastare le farmacie illegali è rappresentato dalla cooperazione tra agenzie regolatorie, forze di polizia e dogane, a livello nazionale ed internazionale. In Italia è attiva dal 2007 IMPACT Italia, una task force che coinvolge gli enti che si occupano istituzionalmente del problema: Agenzia Italiana del Farmaco, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e Carabinieri NAS, insieme ad Agenzia delle Dogane, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Interno. Senza una rete di questo tipo e strumenti quadro come la “Convenzione contro il Crimine Farmaceutico” del Consiglio d’Europa, che entro la fine dell'anno dovrebbe diventare legge, non è possibile contrastare il fenomeno. Rilevante diviene la collaborazione tra i diversi attori, compresi i privati.
Come tutelare la salute dei cittadini dai cyberdrugs?
Fondamentale è la formazione dei funzionari che quotidianamente si confrontano con il problema. Alla luce di ciò l'AIFA ha organizzato una serie di iniziative che hanno coinvolto gli operatori appartenenti alle istituzioni interessate al fenomeno (dogane, agenzie regolatorie farmaceutiche e forze di polizia) al fine sia di promuovere e consolidare le buone pratiche per combattere la contraffazione farmaceutica e proteggere la salute pubblica, che per favorire la cooperazione trasversale tra operatori di diverse aree.
A questo si aggiunge la cooperazione con le altre agenzie regolatorie per la realizzazione di iniziative di investigazione congiunte allo scopo di agire tempestivamente sui casi sospetti.
Altro importante aspetto legato alla tutela della salute della collettività è rappresentato dall'informazione ai cittadini. Il nostro pubblico forse è più consapevole rispetto a quello di altri Paesi dei rischi legati all'acquisto di farmaci da fonti non controllati illegali.
In Italia è attivo dal 2005 un efficace sistema di tracciatura che attraverso un bollino a lettura ottica consente il monitoraggio di tutte le confezioni di farmaci e, rendendo di fatto impossibile l’inserimento di contraffatti all’interno della filiera legale, garantisce ai pazienti l’autenticità dei prodotti acquistati in farmacia o in altri negozi autorizzati alla vendita di medicinali.
Qual è il messaggio da dare al cittadino?
Il fenomeno della produzione e vendita di farmaci contraffatti, sviluppatosi nell'ultimo decennio con andamento esponenziale, ha ormai raggiunto proporzioni tali da rappresentare un grave problema di salute pubblica, oltre che un ingente danno economico. Il messaggio da dare al cittadino è che il farmaco è un bene etico di primaria importanza e affidarsi a fonti non sicure rappresenta un serio rischio per la salute. Questi prodotti devono essere presi da fonti affidabili e su prescrizione del proprio medico. L'AIFA e il Ministero della Salute hanno già realizzato alcune iniziative di formazione e informazione al riguardo, e altre sono già in fase di sviluppo, con attenzione soprattutto a quella fascia di utenti che ricorre più spesso a internet.
9 marzo 2010
IMPACT ITALIA
